PROGETTI
Ardizio. Sentieri & pensieri
Pubblicazione realizzata dal volontariato di “Arfelix odv” nell’estate del 2022. E’ disponibile in due versioni, italiana e inglese.
Riguarda i sentieri del colle Ardizio di Pesaro: il sentiero antico, percorso nell’età del ferro dalla popolazione dei Piceni insediatasi sul colle di Novilara ove è stata ritrovata la loro necropoli; e i sentieri odierni per raggiungere la fonte romana di Sajano o per scendere alla spiaggia di sottomonte Ardizio in pochi minuti attraverso il bosco.
Si raccontano anche le vicende storiche e le antiche vie di comunicazione, in particolare la strada consolare Flaminia che risale al 220 a.C.
Con questa nostra pubblicazione abbiamo voluto far conoscere, anche ai numerosi turisti, i sentieri percorribili del colle Ardizio di Pesaro. Sono percorsi facili, passeggiate immersive nella natura del colle Ardizio, ricca di flora e fauna, e di tanta storia.
Due i percorsi indicati:
- il Sentiero di Fonte Saiano: con una lunghezza di 2,23 km e un dislivello di 73 m. si percorre in 35 minuti;
- il Sentiero per il mare: una passeggiata panoramica verso il mare di 1 km di lunghezza e un dislivello di 65 m. con un tempo di percorrenza medio di 10 minuti per la discesa sulla costa e di 15 minuti per la risalita.
La nostra pubblicazione “Ardizio. Sentieri e pensieri” faceva parte del progetto “Facciamo rete – Terzo settore Marche per l’emergenza Covid-19”, promosso da 58 associazioni di volontariato del Terzo Settore delle Marche per realizzare azioni di contrasto ai fenomeni di marginalità acutizzati dalla pandemia di Covid-19 e per istituire sentinelle sul territorio. Aveva per capofila l’associazione “ANPAS Marche” ed era stato finanziato dalla regione Marche con risorse statali del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, per contrastare gli effetti di esclusione sociale, precarietà ed emarginazione acutizzati dalla pandemia, riscoprendo la natura come bene comune e fonte di benessere individuale e sociale.
Ardizio. Coltura è cultura
Alberi di ulivo e di poesia e pace
Pubblicazione realizzata dal volontariato di ”Arfelix odv” nell’estate del 2023. Riguarda la cultura materiale.
Prende spunto dalla poesia di Giovanni Pascoli “La canzone dell’ulivo”. Le poesie di Pascoli sono analogiche, simboliche, spesso enigmatiche e misteriose.
Questa nostra pubblicazione svela i simboli attribuiti da Pascoli all’albero di ulivo e propone apporti innovativi di critica letteraria sui quali si potrà discutere.
E’ un colloquio nell’oliveto pesarese di strada Panoramica Ardizio n. 43, dove un nonno insegna al nipote come si deve coltivare l’ulivo, che nel periodo estivo ha bisogno di una potatura leggera, detta appunto “estiva”, cioè una ripulitura, seguendo le suggestioni della poesia.
Il racconto è suddiviso in brevi e vivaci sezioni che seguono le strofe della poesia di Pascoli svelando le simbologie. Con commenti a volte ironici, a partire dalle poetiche ottocentesche e dai confronti aspri tra quei poeti, anche pesaresi, si scoprono tematiche ancora attuali, in questi tempi di “terza guerra mondiale a pezzi” (definizione di Papa Francesco), tematiche celate in quella poesia pubblicata agli inizi del ‘900, come profezie di Pascoli: rovine di guerra; ulivo di pace; aria e sole; potatura; paesaggio e poesia; caparbietà per la sopravvivenza; sofferenza; resilienza (questa sezione svela anche la simbologia degli oliveti dipinti da Van Gogh); nuovi riferimenti per le future generazioni; il nido del fanciullino; la “Piccola Atene delle Marche”; il sipario neoclassico pesarese; la “Terza Italia”; elogio della lentezza; decadentismo; vaporiere e sepolcri di fine ‘800; l’oracolo delle rane; le magnifiche sorti e progressive; il nuovo nido africano; serenità.
Si delinea così anche un contributo originale per la ricerca, suoi colli pesaresi, della “natura della cultura”, tema scelto dalle istituzioni locali per “Pesaro capitale italiana della cultura 2024”.
Il racconto inizia così:
“Il nonno mi porta oggi a vedere le potature leggere, dette anche estive o verdi, cioè le ripuliture, con piccoli tagli, degli ulivi in questo podere gestito a Pesaro dall’Azienda agricola e agriturismo “Ardizio 43”, dove ha sede anche l’associazione di volontariato “ARFELIX (Associazione colle ARdizio FELIX) Odv” (…). Mi dice però che, per comprendere bene come si coltiva e si pota un ulivo, è utile che imparo la poesia di Giovanni Pascoli “La canzone dell’ulivo”; meglio se a memoria, come si usava un tempo quando la tradizione popolare si trasmetteva con la memoria collettiva.
La poesia inizia con un’immagine di morte in un ambiente spettrale prodotto dalla guerra. Il poeta invita allora a ricostruire un ambiente pacifico per ritrovare una vita armoniosa con la natura. Come si respira qui, dove ora siamo noi, su questa collina pesarese di fronte al mare, dentro boschetti di querce, di acacie, di conifere; tra arbusti, ginestre e canneti; su sentieri e ripe; tra policolture di campi e orti, frutteti e oliveti. Dove se ti fermi in silenzio a osservare i colori e ascoltare le voci delle stagioni, puoi anche scoprire le tracce di scoiattoli, fagiani, caprioli, rapaci, istrici, strigidi, tassi, volpi (vedi Ardizio. Sentieri e pensieri, 2022)”.
Questa nostra pubblicazione “Ardizio. Coltura è cultura. Alberi di ulivo e di poesia e pace” rientrava nell’ambito del progetto “Welfare Cult: relazioni, cultura e benessere”, come percorso di welfare culturale attraverso servizi e attività realizzati da 12 partner e 22 associazioni marchigiane seguendo contenuti culturali quale mezzo per raggiungere il benessere psicofisico. Il progetto di welfare culturale aveva per capofila l’associazione “ACLI Marche” ed era stato finanziato dalla regione Marche con risorse statali del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, con queste motivazioni:
“coinvolgimento degli enti del Terzo Settore nella salvaguardia dei beni del patrimonio culturale e del paesaggio, che può avvenire tra le altre cose attraverso l’apertura e l’accoglienza dei visitatori e vigilanza grazie all’esemplare lavoro dei volontari sempre presenti come abbiamo visto anche nel periodo pandemico da Covid – 19 che attraverso la loro consolidata efficiente ed efficace rete possono dare informazioni con prontezza e preparazione; una sorta di collaborazione a servizio del bene culturale”.
Ardizio. Coltura è cultura
Radici
Pubblicazione realizzata dal volontariato di ”Arfelix odv” alla fine dell’estate del 2023. Riguarda la cultura materiale.
E’ l’incontro di una giovane di 17 anni con la natura del colle Ardizio di Pesaro, in quella fase giovanile della vita adulta caratterizzata da crescita personale, formazione dell’identità e sviluppo di relazioni intime, spesso con sfide legate a incertezza, precarietà economica e dipendenza da genitori, amici, social network.
Periodo storico in cui si sviluppa il racconto: la fine dei tre anni di terribile pandemia da Covid-19, che però hanno insegnato che si deve avere speranza nella guarigione, perché anche la pandemia infine è stata vinta. Purtroppo con tante vittime: milioni di morti nel mondo; in Italia circa 200 mila. E purtroppo, prima della scoperta del vaccino, con il ricorso al lockdown (la chiusura in casa), la DAD (“Didattica A Distanza”), il “distanziamento sociale”, le bocche coperte dalle mascherine, che hanno prodotto danni psicologici soprattutto ai più giovani: sintomi clinici di depressione in un adolescente su quattro, e di ansia in uno su cinque (vedi JAMA Pediatries, Racine et al., 2021).
Bisognava rimediare alla sofferenza di quegli anni di immersione nella paura, in una condizione di iper-allerta, vigilanza, isolamento sociale, ridotta attività fisica, solitudine, deprivazione di sonno, ludopatia (cioè gioco d’azzardo patologico) su internet, esposizione al cyber bullismo e al disagio famigliare, crescita di disturbi del comportamento alimentare, aggressività.
Ritrovare il rapporto con la natura era il rimedio per uscire dall’isolamento e riconquistare il benessere psicofisico.
Così farà la giovane protagonista del nostro racconto che, risalendo dalla spiaggia sottomonte Ardizio di Pesaro, si ritrova nella “Azienda agricola e agriturismo Ardizio 43” dove ha sede la nostra associazione di volontariato “Arfelix odv”.
E instaura un colloquio immaginario con sé bambina: una bambina che ascolta e capisce (sia l’italiano che l’inglese), ma non parla, perché le sue domande sulla natura del genere umano non avevano avuto risposta; e così la bambina restava zitta; il suo silenzio non era una sindrome autistica, né acquiescenza a un’imposizione autoritaria e maschilista (il consueto ordine-insulto “stai zitta, gallina!”), ma una sdegnosa forma di protesta.
Ora la giovane è in grado di rispondere a quelle domande inascoltate da bambina. E di capire il perché del maschilismo patriarcale, individuandone le radici nell’Antico Testamento. E di riconoscere il protagonismo delle donne nel Risorgimento italiano, con la loro partecipazione alle battaglie e con l’immagine moderna di una patriota dell’800: la Pisana, protagonista del romanzo “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo (ecco l’origine del nome della villa sopra questo agriturismo: “villa Pisana”). Poi la riconquista di libertà e protagonismo femminile nella Resistenza al nazifascismo. La contestazione giovanile antisistema degli anni ’60, che ha contrapposto l’amore alla guerra. La rivoluzione culturale del movimento studentesco del ’68. Il movimento femminista nato negli anni ’70. Le proposizioni del Concilio Vaticano II (anni 1962 – 1965) sull’uguaglianza maschio-femmina nel paradiso terrestre e sul ruolo anticonformista di Maria che riscattò Eva (“Hajah”, “madre di tutti i viventi”) cercando di ripristinare quell’uguaglianza maschio-femmina persa con il peccato originale. Tema, quest’ultimo, che era stato indagato, in particolare, nei testi e interventi pubblici di Michela Murgia, deceduta proprio al tempo della nostra pubblicazione.
Ora, nel suo cammino in mezzo a boschi, oliveti e orti del colle Ardizio, la giovane rivive alcuni bei ricordi: le favole per vincere le paure bambine, i compagni di catechismo e di scuola, le ricerche scolastiche sull’ambiente naturale e sugli animali, i racconti della bisnonna partigiana e della nonna che aveva partecipato alle lotte del ‘68.
Non ha le allucinazioni e non sente le voci. Cerca di dare risposte alle domande che si era fatta da bambina ma non avevano trovato ascolto in famiglia, in parrocchia, a scuola. Risposte che aveva dovuto cercare da sola su internet rimanendone dipendente (IAD – Internet Addiction Disorder) e finendo intrappolata nei giochi d’azzardo patologici (GAP).
Ma ora non si sente per niente smarrita in una selva oscura: la guidano un rinnovato sole, desiderio di liberazione dalle dipendenze, gratificazione nell’impegno lavorativo e sociale, rispetto della dignità personale nei rapporti d’affetto, e sogno giovane d’amore non oppressivo.
Questa nostra pubblicazione “Ardizio. Coltura è cultura. Radici” rientrava nell’ambito del progetto “Welfare Cult: relazioni, cultura e benessere”, come percorso di welfare culturale attraverso servizi e attività realizzati da 12 partner e 22 associazioni marchigiane seguendo contenuti culturali quale mezzo per raggiungere il benessere psicofisico. Il progetto di welfare culturale aveva per capofila l’associazione “ACLI Marche” ed era stato finanziato dalla regione Marche con risorse statali del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, con queste motivazioni:
“coinvolgimento degli enti del Terzo Settore nella salvaguardia dei beni del patrimonio culturale e del paesaggio, che può avvenire tra le altre cose attraverso l’apertura e l’accoglienza dei visitatori e vigilanza grazie all’esemplare lavoro dei volontari sempre presenti come abbiamo visto anche nel periodo pandemico da Covid – 19 che attraverso la loro consolidata efficiente ed efficace rete possono dare informazioni con prontezza e preparazione; una sorta di collaborazione a servizio del bene culturale”.
Sensibilizzazione e contrasto sul tema dei rischi legati al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)
La nostra associazione di volontariato “Arfelix odv” è impegnata nella diffusione delle informazioni sulle attività di sensibilizzazione e contrasto sul tema dei rischi legati al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP).
Queste attività erano state sviluppate dalla nostra associazione di volontariato già nel primo anno dalla sua costituzione. La ludopatia costituiva infatti un’emergenza già negli anni precedenti alla pandemia da coronavirus. Si è poi acuita con il gioco on line, agevolato dal lockdown durato molti mesi tra il 2020 e il 2021, che tra l’altro ha avvantaggiato il gioco illegale rispetto a quello legale (vedi il “Primo rapporto di ricerca sul settore del Gioco in Italia” promosso da Luiss Business School e Ipsos con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
La nostra associazione di volontariato ha pertanto concordato con l’ “Agriturismo Ardizio 43” di collaborare nell’attività di sensibilizzazione, per creare un “Punto Informativo” collocando nei locali dell’agriturismo, a disposizione dei suoi ospiti, materiale informativo, tra cui le locandine e brochure elaborate dalla Regione Marche “per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico e della dipendenza da nuove tecnologie e social network” (legge della Regione Marche n. 3 del 7 febbraio 2017).
La nostra associazione collabora con il CSV (Centro Servizi Volontariato Marche) per il “Progetto scuola”, che promuove nelle scuole la cultura della solidarietà, del volontariato e la cittadinanza attiva. I nostri interventi informativi per gli studenti sul GAP, non sono allarmistici ma di carattere storico-culturale.
Contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico
Cos’è il GAP – Gioco d’Azzardo Patologico
Come le dipendenze da sostanze, il Gioco d’Azzardo Patologico è caratterizzato da questi elementi ricorrenti:
- il craving: desiderio incontrollabile di giocare, che può insorgere in ogni momento;
- l’astinenza: sensazione di irrequietezza associata a sintomi fisici e psicologici che si manifesta se non si riesce a giocare;
- l’assuefazione: necessità di aumentare man mano le quantità di tempo dedicato al gioco.
Caratteristica poi specifica dei giocatori è il gambling: tendenza a sovrastimare la propria abilità di calcolo delle probabilità, e nello stesso tempo a sottostimare la spesa che dovrebbe portare a una vincita.
Sensibilizzazione e contrasto sul tema dei rischi legati all’IAD - Internet Addiction Disorder
La nostra associazione di volontariato “Arfelix odv” è impegnata nella diffusione delle informazioni sulle attività di sensibilizzazione e contrasto sul tema della dipendenza da nuove tecnologie e social network (IAD – Internet Addiction Disorder).
Queste attività erano state svolte dalla nostra associazione già negli anni scorsi. La IAD costituiva infatti un’emergenza negli anni della pandemia da coronavirus; agevolata dal lockdown durato molti mesi tra il 2020 e il 2021.
La nostra associazione ha pertanto concordato con l’ “Agriturismo Ardizio 43” di collaborare nell’attività di sensibilizzazione, per creare un “Punto Informativo” collocando nei locali dell’agriturismo, a disposizione dei suoi ospiti, materiale informativo, tra cui le locandine e brochure elaborate dalla Regione Marche “per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico e della dipendenza da nuove tecnologie e social network” (legge della Regione Marche n. 3 del 7 febbraio 2017).
La nostra associazione collabora con il CSV (Centro Servizi Volontariato Marche) per il “Progetto scuola”, che promuove nelle scuole la cultura della solidarietà, del volontariato e la cittadinanza attiva. I nostri interventi informativi per gli studenti sull’IAD, non sono allarmistici ma di carattere storico-culturale.
Cos’è l’IAD - Internet Addiction Disorder
L’IAD è un disturbo psicologico causato dalla dipendenza da Internet.
E’ una dipendenza totale, poiché all’utente rimane soltanto la possibilità di togliere la connessione a Internet. Ma, togliendo la connessione, possono insorgere sensazioni di solitudine, abbandono, inesistenza, cioè sintomi dell’astinenza.
I videogiochi e la navigazione in Internet possono creare dipendenza, perché offrono la possibilità di sfuggire al confronto con le difficoltà della vita reale, permettendo di vivere in una realtà virtuale e completamente sotto controllo.
Gli incontri in rete (chat) possono rappresentare un’alternativa più facile rispetto agli incontri della vita quotidiana ed è possibile che queste situazioni si trasformino in nuove forme di dipendenza.
Negando la possibilità di navigare in Internet e di “frequentare” social network, a volte si è assistito a vere e proprie crisi ansiose, esplosioni di rabbia, intolleranza, difficoltà a sopportare le frustrazioni: un quadro di tipo nevrotico che si è risolto soltanto con la ripresa della navigazione nella rete. Questo fenomeno può essere paragonato a una condizione di lutto, cioè alla perdita di un legame essenziale, anche se si tratta di un legame non libero, ma subìto, perché argomenti e modalità in cui avviene nella rete sono imposti.





